Cagliari è una città dalla bellezza autentica, ricca di storia e di tradizioni millenarie che resistono più facilmente alle insidie della modernità grazie all’orgogliosa essenza isolana della Sardegna. Organizzazione e civiltà sono confermate anche dall’efficiente servizio di trasporto pubblico urbano, l’unico italiano premiato in una competizione sulla mobilità urbana in Europa.
Affacciata su un golfo che la risparmia spesso al tipico vento isolano, Cagliari è stata a lungo crocevia di pensatori ed artisti. Basti pensare a Grazia Deledda, Gabriele d’Annunzio, D.H. Lawrence e Salvatore Quasimodo, che fino a qualche ventennio fa si intrattenevano nell’Antico Caffè 1855, in piazza Costituzione, ai piedi del monumentale Bastione di Saint Remy.
Come arrivare a Cagliari e cosa vedere
Poesia è arrivarci via mare, in traghetto: la città che si avvicina lentamente, i colori che si fanno pian piano più nitidi, il suono dell’acqua che rasserena lo spirito.
Una volta sulla terraferma spingetevi lungo il terrapieno del ‘700, dove le passeggiate delle signore di un tempo erano accompagnate dalla musica delle orchestrine, ed ammirate la via sottostante impreziosita da bellissimi graffiti, fino ai ritrovati giardini sotto le mura (che sono valsi a Cagliari il premio nazionale “Città per il verde 2014″).
Dalle pendenze, capirete che è una città costruita sulle colline (sette, per l’esattezza), e dalle foglie cadute in autunno o dalla frescura dell’ombra in estate, che è un orto botanico urbano di rara bellezza: tra jacaranda, ortensia, fittolacco e ficus retusa, fanno sfoggio le opere di Pinuccio Sciola, celebre scultore cagliaritano. Di lui, il grande architetto Renzo Piano ha detto: “C’è un patto tra Pinuccio Sciola e le pietre di Sardegna, tanto è vero che assomigliano l’uno alle altre come due gocce d’acqua. Deve essere la ragione per cui le pietre si lasciano fare di tutto da lui: tagliare, perforare, frammentare. Riesce persino a farle suonare”.
A Cagliari la musica pervade le strade e le piazze fino a notte fonda: il bastione di Saint Remy, da dove si può spingere lo sguardo sul golfo illuminato o alzarlo per accorgersi del passaggio dei fenicotteri, si trasforma d’estate in una milonga sotto le stelle dove gli appassionati “tangueros” cagliaritani volteggiano al ritmo passionale della musica argentina. Le note si diffondono su tutta la piazza: tra gli artigiani locali e le loro opere e tra giovani che sorseggiano drink freschi nei cafè intorno. Un luogo magico, dove ogni sera è diversa dall’altra.
Il rapporto dei cagliaritani con la fede è molto intenso e contraddittorio. Basti pensare che il Santo Patrono è Saturno, anche se quello più celebrato (pur non essendoci alcuna certezza sia davvero esistito) è Efisio. Se sentite all’improvviso un piatto infrangersi per terra (gesto di forte evocazione sessuale), siete vicini ad una chiesa dove si sta per celebrare un matrimonio. Entrate nella cattedrale di Santa Maria del 1250 e scendete nella cripta di marmi policromi: il soffitto è ricoperto di 584 rosoni ed i muri di 179 edicole dedicate ad altrettanti martiri. Da far girare la testa.
Il quartiere castello e qualche indirizzo da segnare
Percorrete a piedi il quartiere di Castello fin giù, a piazza Yenne. Fu tra i primi ad essere bombardato nella seconda guerra mondiale; le case delle famiglie nobili, andate distrutte ed abbandonate, poi popolate dai senza tetto, rivivono una stagione nuova dall’atmosfera bohemien.
Diviso tra chignon bianchi e barbe hipster, fazzoletti in testa e cloth hat supertrendy è IL quartiere di Cagliari. Tra la decadenza dei colori sbiaditi e delle finestre murate, si realizza l’unione perfetta di chiese, murales, studi fotografici, botteghe da ‘resistenza post guerra’, Old Coffee con sedie in legno e bar da happy hour con divanetti in pelle bianca. E poi i vicoli, tanti e in salita.
I punti panoramici più belli sono qui, il ristorante ‘da me’ è qui (Su Zilleri ‘e Su Doge – Osteria Del Doge, Via S. Croce 3), la salumeria che fa i panini più buoni è qui, insomma, se non si fosse capito è il mio quartiere eletto.
Qui ho capito cosa ha portato David Herbert Lawrence a scrivere “è strana e piuttosto sorprendente, per nulla somigliante all’Italia. La città si ammucchia verso l’alto, quasi in miniatura, e mi fa pensare a Gerusalemme”.
Dalla sponda opposta a Castello sorge il tranquillo quartiere di Villanova, i cui abitanti, dopo la chiusura al traffico delle vie centrali, si sono rimpossessati degli spazi, decorando gli ingressi delle proprie abitazioni (prevalentemente indipendenti o di pochi piani) con piante di ogni tipo. Giardini urbani privati dai colori sgargianti e dai profumi che si mescolano a quelli di bontà fatte in casa, con ingredienti a km zero e sfusi.
La Cagliari del mare
E, infine, la Cagliari del mare. Quando in estate la città sembra deserta, non ci sono dubbi: la gente non è in casa, è al Poetto, la principale spiaggia di Cagliari lunga otto chilometri, dalla Sella del Diavolo sino a Quartu Sant’Elena. Di giorno un susseguirsi di lidi, chioschi e spiaggia libera. Di sera, musica dal vivo e ristoranti in riva al mare.
A pochi chilometri il silenzio del Parco Naturale del Molentargius e delle vicine saline, habitat scelto ogni anno da migliaia di splendidi fenicotteri rosa per la nidificazione, ed il misticismo del Santuario di Nostra Signora di Bonaria.
È qui custodita la cassa con la statua della Madonna gettata da una nave spagnola durante una tempesta ed arrivata fino alla costa cagliaritana. Diventata Santa Protettrice dei marinai, a Nostra Signora di Bonaria fu anche intitolata la capitale dell’Argentina (Buenos Aires) raggiunta, nonostante le intemperie, dai naviganti europei. Dal soffitto della chiesa, già visitata da Papa Francesco, pende una navicella d’avorio che, anche al chiuso, riesce sempre a indicare la direzione del vento. Anche la fede a Cagliari profuma di mare.
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